Non ricordo esattamente tutte le parole utilizzate da mia madre.
Ricordo però che il concetto era molto chiaro.
Se quell’uomo avesse fermato, rimproverato o anche soltanto alzato nuovamente la voce contro sua figlia di dodici anni, lei avrebbe utilizzato quella cucchiarella per un’attività che non aveva assolutamente nulla a che fare con la preparazione del sugo.
E non dalla parte corta.
Dal luuuuuuuuuuuungo manico.
Precisò anche il luogo in cui intendeva conservarla, un posto nel quale, secondo un antico modo di dire, il sole tende a non battere.
Mia madre urlava talmente forte che cominciarono ad affacciarsi anche gli altri inquilini del palazzo.
Qualcuno uscì sul pianerottolo.
Qualcun altro si fermò alle finestre.
Quando terminò il discorso, partì un lunghissimo applauso.
Evidentemente il mio dirimpettaio aveva già regalato parecchie gioie anche al resto del vicinato.
Lui non rispose.
Rientrò in casa.
Il maremmano continuò a fare i suoi due abbai quando uscivo e quando tornavo da scuola.
Il dirimpettaio, invece, non disse più una parola.
Per sei mesi ci fu una pace assoluta.
Poi, evidentemente, l’effetto della cucchiarella cominciò lentamente a svanire.
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