Io iniziai a preoccuparmi davvero e le chiesi cosa potessi fare.
“Prendimi il secchio, cara. Poi vai nel mobile della cucina e prendimi la supposta. Forza, cara, sbrigati, sto male!”
Pensai: “We’, n’attimo oh. A credenz e a prepotenz, sta signor”, ma corsi comunque in cucina, presi il secchio, cercai nel mobile e trovai anche la supposta.
Tornai in camera e gliela portai, convinta di aver terminato la mia missione di soccorso. Lei, sempre immobile sul letto, aprì appena gli occhi e disse:
“Adesso, cara, me la devi mettere.”
Cara?
CARA U CAZZ!
Le presi la mano, gliela aprii, ci appoggiai dentro la supposta e le dissi:
“Signó, mo’ chiedi assai. Tinn sta suppost e mittatill tu!”
Poi tornai in giardino da mio figlio. Disponibile sì, infermiera improvvisata pure, ma fessa no.
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