Una mattina ero seduta in giardino, tra il frinire delle cicale, mentre mio figlio gattonava dappertutto. Me ne stavo beata, ’mbrazz a Crist’, completamente ignara di quello che sarebbe successo da lì a pochi minuti.
A un certo punto sentii una vocina provenire dall’appartamento confinante:
“Caara… aiuutami…”
Mi guardai intorno pensando: “Chi cazz è mo?”
Passò qualche secondo e la voce tornò, un po’ più forte:
“Caaraaa, aiuutooo… vieeni ad aiutarmi!”
Mi alzai dalla sedia, attraversai il giardino ed entrai in casa sua. La trovai distesa sul letto, senza trucco, senza dentiera e con gli occhi chiusi. Della signora elegante che sorseggiava il tè nelle porcellane era rimasto ben poco: pareva Moira Orfei mentre lavava per terra.
“Signora Maria, che succede? Si sente male?”
“Mio marito, li muerti de li stramuerti, oggi è uscito. Proprio oggi! Ho un attacco di cervicale, non vedo più niente e sento che devo rimettere.”
Altro che “caro”. Appena il marito si era allontanato, la nobildonna aveva riscoperto il brindisino delle grandi occasioni.
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