All’inizio è stato imbarazzante. Parlavamo del tempo, dei lavori nella strada e del citofono che funzionava male. Poi qualcuno ha versato il secondo bicchiere e la conversazione è diventata normale. Ho scoperto che lui aveva un problema all’anca e dormiva pochissimo. La televisione restava accesa perché, a detta sua, “almeno fa compagnia”. Lei mi ha confessato che sentiva poco da un orecchio e continuava a chiedergli di alzare il volume.
“Però forse lo alziamo davvero troppo”, ha ammesso.
“Un pochino”, ho risposto.
Non abbiamo risolto tutto quella sera. Le tapparelle continuano a svegliarmi qualche volta e il cane abbaia ancora quando passa il corriere. Però la televisione, dopo le undici, adesso si sente molto meno. Quando capita che sia troppo alta, non scendo più furiosa: mando un messaggio e, quasi sempre, dopo un minuto il volume cala.
Non siamo diventati amici del cuore, ma ci salutiamo, ogni tanto mi portano i pomodori dell’orto del cognato e io lascio loro una fetta di torta quando ne preparo troppa. Le crocchette sullo zerbino non sono più ricomparse.
Qualche settimana fa li ho incontrati in cortile. Lui si è avvicinato e mi ha chiesto:
“Quando lo rifacciamo quell’aperitivo?”
La moglie lo ha guardato e ha aggiunto:
“Però stavolta la torta salata la mangiamo subito. L’altra volta ne hai portata metà di sopra.”
Il cane, appena mi ha vista, ha cominciato a scodinzolare.
È rimasto l’unico del condominio che non ha mai avuto bisogno del prosecco per fare pace.
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