Vivo da tre anni in un condominio Ater dove alcuni inquilini applicano una specie di nonnismo residenziale: siccome abitano qui da più tempo, credono di poter decidere anche per chi è arrivato dopo.
Loro ci vivono da dieci anni e non perdono occasione per ricordarlo. Nella loro testa, l’anzianità condominiale sembra dare accesso a diritti speciali, regolamenti invisibili e proprietà che non risultano su nessun documento. Non importa che gli spazi siano comuni o che una strada sia pubblica, loro erano qui prima e quindi comandano.
Dopo tanto tempo mia figlia era finalmente andata a trascorrere qualche ora da mia madre. Avevo deciso di approfittarne per concedermi un bagno caldo in tranquillità, una di quelle cose semplicissime che, quando hai figli, assumono il valore di una vacanza alle Maldive.
Avevo appena iniziato a rilassarmi quando sentii rientrare mio marito. Poco dopo venne a dirmi che il vicino lo stava aspettando di sotto perché doveva parlargli di una cosa.
La frase mi fece subito insospettire. Se qualcuno ti aspetta sotto casa per “parlare di una cosa”, raramente vuole comunicarti che hai vinto un premio. Il vicino aveva preparato una lamentela e, conoscendolo, probabilmente anche la relativa sentenza.
Svuotai la vasca in fretta, infilai l’accappatoio e mi affacciai per capire che cosa stesse succedendo.
Aveva convocato mio marito per discutere della mia automobile.
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