Abbiamo parlato. Mi hanno detto che non hanno nulla contro di me, ma che non riescono a concentrarsi se sentono le voci da fuori.
Gli ho detto che capisco, ma che non posso stare zitto tutto il giorno, lavoro anche io.
Alla fine siamo arrivati a un compromesso: io mi metto le cuffie per le call, loro coprono la barriera con un po’ di edera invece che lasciarla così, stile carcere di massima sicurezza.

Ora il terrazzo è più verde, più silenzioso e stranamente… più nostro. Ci salutiamo ogni mattina. A volte ci scambiamo le mollette da bucato.
È partita come una faida silenziosa, è finita con due birre sul terrazzo e una pianta condivisa.
Non sarà amicizia, ma è qualcosa che ci somiglia.

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