Crescendo ha imparato ad alzarsi e ad aprire gli sportelli della cucina. Io lo seguivo, cercavo di fermarlo, gli toglievo gli oggetti dalle mani. Qualche volta qualcosa cadeva.
Abbiamo ordinato i blocchi per le ante, ma ci sono volute due settimane perché arrivassero. Nel frattempo, a ogni incidente, dal piano di sotto partiva il richiamo.
Non gli lasciavo svuotare la cucina per divertimento. Ero lì a cercare di impedire che lo facesse, con una consegna in ritardo e la scopa a scandire gli errori.
Adesso ha un anno e quattro mesi. Il miagolio è diventato un pianto decisamente più potente e, quando gli nego qualcosa, protesta.
Anche quello viene accompagnato dai colpi sul soffitto. Io cerco di gestire lui e intanto sento loro, con il risultato che diventa tutto più faticoso.
Poi ha cominciato a camminare. O meglio: parte di corsa, perché quando prova ad andare piano perde l’equilibrio.
Lo richiamo, gli vado dietro, provo a insegnargli. Ogni tanto inciampa proprio nei tappeti messi per attutire i rumori.
Cade, loro battono e lui sente quel suono arrivare dal pavimento. Gli fa ridere. A volte riparte ancora più contento, mentre io provo a spiegare a un bambino di sedici mesi una situazione che faccio fatica a comprendere anch’io.
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