L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

vicino complottista

Ho chiesto al mio vicino complottista di risarcire il danno procurato alla fiancata della mia macchina.

Una volta, infatti, il fenomeno mi ha rigato lo sportello destro durante una manovra per parcheggiare. Lui ha sempre negato, io gli ho detto che ero affacciato e che ho visto tutto ma lui mi chiede le prove.

Okay, non ho filmati per provarlo, per questo lui insiste nel negare. Va bene, che c’entra che sia complottista?

Quando non puoi picchiare qualcuno, mangialo. Tranquilli, non l’ho mangiato perché non sono né Issei Sagawa né Jeffrey Dahmer, tanto meno prendo alla lettera quella bellissima canzone de La Sintesi dal titolo “Ho mangiato la mia ragazza”.

L’ho mangiato, diciamo, a colpi di complottismo inverso.

Dovete sapere che a più riprese il fenomeno mi ha invitato a non usare il telefono perché ci spiano, a unirsi ai suoi webinar sulle scie chimiche; mi ha detto che il tumore che ha ucciso mio padre era causato dalle onde elettromagnetiche dei canali di comunicazione della “lobby LGBT” (???) e altre robe con discorsi che concludeva con “sveglia!”.

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Ora torniamo alla macchina. “Non hai le prove”, mi ha detto, al che gli ho chiesto se invece lui sia in grado di dimostrare le sue teorie sulla terra piatta. “Guardati intorno, questo cortile è curvo? Svegliati!”.

Bene. Alla minaccia di rivolgermi ad un avvocato si è messo a ridere. “Queste minacce rivolgile a quella lesbica di tua figlia”.

Ottimo, l’ha voluto lui.

Avete presente Eloquens? Quel software di sintesi vocale in cui scrivi una frase e lui la “dice”. Ecco. Ho usato quello.

Apro Eloquens, metto le casse al massimo e intorno alle 9 di mattina, quando so che lui è ancora in casa, inizio a farlo “parlare”.

Il muro del mio studio confina con la sua stanza da letto. In quel momento lo sento parlare al telefono.

“Convergere su via XXXX al numero Y al terzo piano. Lì abita il signor XYZ”.

Lo sento che dice: “Scusa un attimo… “. Deduco che sia in ascolto.

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“A tutte le forze rettiliane, ripeto: convergere su via XXXX al numero Y al terzo piano. Il signor XYZ è in casa. Obiettivo presente”.

Sento che si affaccia alla finestra.

“Obiettivo segnalato da M.C. (che sono io), fonte attendibile. XYZ è in casa ed è pericoloso. Usate cautela. Soros è con voi”.

Lo sento dire: “Mamma mia”.

“Ha appena invocato la madre, attenzione. Ha appena invocato la madre. È un codice, fratelli. Un codice che indica possesso di artiglieria pesante. L’obiettivo è armato. Abbiamo nascosto una cimice dietro il quadro sul divano del salotto. Potrebbe avere un complice”.

Modifico il timbro.

“Qui Goldman Sachs, Goldman Sachs. Siamo di fronte all’ingresso, ora entriamo”.

Lo sento correre verso il salotto e gridare: “Fermatevi! Non ho fatto niente!”.

Inizio a ridere e digito: “Basta**o, paga il danno al tuo vicino o siamo costretti ad arrestarti. Sarai processato per alto tradimento ai poteri forti”.

Mi sorprendo, credetemi, del suo livello di boccalonaggine. Mi convinco che capisca che sia tutto uno scherzo, invece no. Crede a tutto.

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“Va bene! Va bene!”.

Nel pomeriggio lo incontro per le scale e lui non mi saluta. Gli busso sulle spalle.

“Cosa vuoi?!”, mi chiede infuriato.
“Sei un co***one”, gli dico.

Sì. Dopo una settimana mi paga il danno.

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