L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

La maniglia

Cara maniglia,
scriverti questa lettera mi sembra il minimo. È da tempo che ti vedo lì, sola, incompresa, ignorata da chi dovrebbe prendersi cura di te. Non sei più parte del gesto. Non sei più manovrata con eleganza. Sei una decorazione. Un’opzione. Un dettaglio estetico.

E tutto questo per colpa dei miei vicini.

Non parlo solo di quelli che abitano sopra o sotto, ma anche dei cugini di questi, dei parenti acquisiti, dei cloni rumorosi che incontro anche a casa dei miei parenti. Pare che io abbia un’attrazione karmica per le persone che odiano usare le maniglie. Gente che le porte non le chiude: le lancia.

A casa mia, ormai sappiamo con precisione quando il vicino entra, esce, cambia idea e rientra, tutto restando comodamente seduti in salotto. Non serve la vista, non serve il citofono. Serve solo un buon udito e una certa resistenza nervosa.

Ogni volta che sentiamo il colpo sordo della sua porta d’ingresso – che si chiude come se un titano avesse deciso di mollare una spallata al pianeta – ci guardiamo in famiglia e diciamo:

Ecco un altro VDI:   Il rapporto della CIA

Lascia una risposta