Per anni il mio vicino ha usufruito di una piccola porzione del mio prato.
Glielo avevo concesso io: tanto a me non cambiava nulla, e lui ci piantava l’orto.
Ci passava le ore, con quella soddisfazione che solo chi coltiva la terra può capire. Alla fine dell’estate si presentava con le cassette di pomodori e zucchine come se stesse facendo beneficenza, dimenticando che quel pezzo di terreno non era il suo.
Poi è arrivato il cane.
Gliel’ho detto chiaramente, con calma e senza malizia: “Quest’anno niente orto. Il prato mi serve libero per il cane, quindi non può più piantare nulla.”
Fine. Nessuna discussione.
Ma il vicino infame non si è arreso.
Prima ha buttato lì delle ramaglie spinose per tracciare una specie di confine. Le ho fatte togliere, spiegando che non era il caso.
Poi ha scavato un piccolo fossato intorno a quello che considerava il suo orticello: tolto anche quello, ma stavolta con meno gentilezza.
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