Durante il lockdown abbiamo tutti scoperto nuove abitudini o rispolverato vecchie passioni, la mia guerra con il vicino però era iniziata molto prima.
Di fianco a casa mia abitava un aspirante trapper, nulla contro la trap sia chiaro, il problema era che lui era convinto di essere un genio mentre il resto del palazzo era costretto ad ascoltare prove su prove, basi sparate a tutto volume e rime che definire discutibili sarebbe stato un complimento.
Prima del lockdown la situazione era persino gestibile, dalle quattro alle sette del pomeriggio si metteva a registrare e amen, io a quell’ora ero quasi sempre al lavoro.
Poi arrivò il lockdown e da quel momento iniziò alle due del pomeriggio e andò avanti fino a mezzanotte, tra basi, autotune, videochiamate con altri trapper e concerti improvvisati.
Dopo settimane così andai a parlargli, gli chiesi semplicemente di limitare un po’ gli orari, mi rispose qualcosa tipo: “Fra bro zio, sono ispirato, abbasso i decibel, tranquillo”, naturalmente non cambiò nulla.
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