Abito da neanche un anno in una palazzina di quasi venti condomini.
Tre piani, corridoi stretti, nessuna finestra. L’unica aria che entra è quella del portone principale quando qualcuno entra o esce, e basta poco perché gli odori restino lì per ore, appiccicati ai muri come umidità.
Io sto al piano terra, proprio nel punto dove tutti passano. All’inizio pensavo fosse solo questione di abitudine: ogni condominio ha i suoi rumori, le sue stranezze, i suoi odori di cucina alle sette di sera. Poi ho capito che qui il problema era diverso.
Da una parte del corridoio vive un signore anziano. Lo vedo raramente. La mattina esce presto e passa quasi tutta la giornata al bar all’angolo; rientra la sera tardi, sempre lento, trascinando i piedi. Quando è in casa dorme praticamente tutto il tempo.
Le poche volte che apre la porta per ritirare la posta o buttare qualcosa, dal suo appartamento esce un odore pesante, stantio, difficile perfino da descrivere. Un misto di panni umidi, immondizia lasciata lì troppo a lungo, muffa e chiuso. Una volta ho intravisto l’interno mentre richiudeva la porta: sacchi accatastati vicino all’ingresso, vestiti sparsi ovunque, piatti lasciati sul tavolo. Da allora ho iniziato a capire da dove arrivassero gli insetti che ogni tanto trovavo anche in casa mia.
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