Categories: Storie dal vicinato

Sistema di sorveglianza avanzato

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Una volta sono andato a trovare i miei genitori con un amico che non aveva mai visto. Cinque minuti dopo il suo arrivo, la sentiamo salire le scale.
Dlin-dlon.
Mia madre apre.
“Scusa se disturbo, ma… quella macchina parcheggiata fuori è vostra?”
Segue sguardo diretto verso l’ingresso, visibilmente impegnata a memorizzare volto, taglia e presenza del mio amico.

La cosa più incredibile è che non lo fa solo quando siamo lì. Lo fa anche quando non ci siamo. Quando mia madre, ad esempio, prende un giorno di ferie, la vicina lo sa con precisione svizzera. Se non la vede uscire alle 7:40 precise, suona alle 9 con la scusa di un sacchetto per il pane o del campanello che “sembrava suonare da solo”.

Mia madre una volta ha risposto: “Oggi non sono andata al lavoro.”
E lei, senza perdere il ritmo:
“Ah, tutto bene? Nulla di grave, vero? Perché sai, non sei passata come al solito e mi sono preoccupata.”
Traduzione: “Perché cavolo non sei andata a lavorare e perché non me lo hai detto?”

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