L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

Satana Col Fiocco Rosa

Io ho una cagnolona enorme, una di quelle razze che appena la gente vede per strada cambia espressione e si irrigidisce subito pensando automaticamente che da un momento all’altro possa partire una strage, quando in realtà è la creatura più buona e rincoglionita del mondo, una che vivrebbe felicemente di coccole, palloni distrutti e sonnellini sparsi durante la giornata.

Quando incontra altri cani normalmente li guarda con la stessa partecipazione emotiva di un pensionato fermo davanti ai lavori stradali.

Poi però esiste la vicina.

E soprattutto esiste il suo barboncino.

Piccolo, bianco, apparentemente innocuo, il classico cane che da lontano sembra una nuvola con gli occhi e invece appena apre bocca si trasforma in una creatura posseduta dall’odio puro.

Abitiamo in una stradina quasi di campagna dove passano praticamente solo i residenti e chi ha un cane finisce inevitabilmente per fare sempre lo stesso giro, passando davanti alle stesse case, agli stessi cancelli e quindi anche davanti al portone della vicina.

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Ed è lì che ogni volta si ripete la scena.

Lei apre il portone, prima esce il cane e poi con calma olimpica compare lei, rigorosamente senza guinzaglio perché evidentemente qui molti vivono ancora convinti che il proprio animale sia una specie di creatura spiritualmente elevata incapace di fare qualsiasi cosa sbagliata.

Peccato che quel batuffolo infernale appena vede la mia perda completamente il controllo e parta verso di noi abbaiando come un ossesso, ringhiando, saltando e correndo a tutta velocità contro quarantacinque chili di cane infinitamente più grande di lei.

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