Siamo finalmente andati a vivere da soli.
Dopo mesi di ricerche, di annunci truffaldini (“monolocale luminoso con vista mare”… sì, peccato fosse al piano terra con vista muro scrostato), finalmente troviamo casa. La nostra prima casa insieme.
Il primo vicino ci accoglie subito: persona gentile, cordiale, un po’ pettegolo. Dopo i saluti, abbassa la voce, come se stesse passando un segreto di stato:
“Vi devo dire una cosa. Il vicino dall’altra parte… è un ottimo pianista. Suona bene, eh! Però… ama suonare alle due di notte.”
Io e il mio compagno ci guardiamo e pensiamo: Mah, sarà il solito esagerato. Due note ogni tanto non ammazzano nessuno.
Prime due notti: silenzio assoluto.
Niente pianoforte, niente musica. Solo il rumore dei nostri passi mentre ci abituavamo al parquet scricchiolante.
Io già pronto a dare ragione a me stesso: Ecco, il primo è proprio il classico che drammatizza
Silvia Dal Forno
Presente quei grossi martelli, che si fa fatica anche ad alzarli???
Ecco. Gli avrei suonato, e, con il massimo dell’ educazione, buone maniere, gentilezza, avrei chiesto se lo preferiva su una mano o sui tasti, se entro un minuto fa non avesse fatto silenzio. Che dite, avrebbe continuato ispirato da Beethoven?