L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

Empatia portami via

Il vicino in*fame è quello che riesce a rendere ancora più difficile una vita che già, di per sé, non è semplice.

Nella giornata di ieri sono finita in pronto soccorso ostetrico. All’ottavo mese di gravidanza, dopo ore di dolori lancinanti, mi hanno diagnosticato una gravidanza a rischio. Otto ore lì dentro, monitoraggi, preoccupazioni, la paura che qualcosa potesse andare storto.
Torno a casa distrutta, con il corpo che urla dolore e la mente che cerca solo un po’ di pace.

Ad aspettarmi, la mia bimba di due anni, raffreddata fin sopra ai capelli, la testa che le scoppia, gli occhi lucidi, il naso arrossato. Mio marito, un angelo: si divide fra me e lei, cercando di tenere insieme una casa che sembra un piccolo ospedale domestico. Ma la notte, quando la piccola sta male, vuole solo me.
E io, anche se mi sento a pezzi, resto accanto a lei.

Alle 21.30 finalmente si addormenta, e io penso di poter respirare un po’. Ma dopo un’ora ricomincia il pianto disperato. Soffre di una patologia che, con il raffreddore, le scatena mal di testa fortissimi e sangue dal naso a fiotti. La prendo in braccio, la coccolo, le do le medicine a orario, ogni sei ore.

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