Poi si è avviato verso casa, passandoci accanto con il computer tra le mani.
Non ho resistito.
“Matte’, tutto a posto?”
Non mi ha risposto. Nemmeno uno sguardo. Ha proseguito dritto, stavolta senza fermarsi a raccontarci nulla.
La domanda era superflua, lo ammetto. Si vedeva benissimo che non fosse tutto a posto e io lo sapevo prima di aprire bocca.
Avrei potuto stare zitto. Sarebbe stato più elegante.
Ma avevo ancora nelle orecchie il discorso sulla robustezza e negli occhi lui che tirava fuori la giacca senza guardare.
Se volete dirmi che sono cattivo e che godo delle disgrazie altrui, questa volta non preparo una difesa.
Mi è rimasta soltanto una curiosità: quanto sarebbe durato il monologo se il computer avesse resistito.
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