Oggi eravamo di nuovo lì quando è tornato con il suo macchinone.
Ha aperto la portiera e cercato qualcosa sul sedile accanto. Non trovandolo, è sceso, ha chiuso ed è passato alla portiera posteriore.
Sul sedile c’era una giacca. L’ha afferrata e tirata fuori, rivolgendoci nel frattempo un’espressione che a me è sembrata la solita faccia compiaciuta.
Il notebook era avvolto nella giacca.
Lui non lo ha visto. Noi lo abbiamo sentito.
Un colpo secco, seguito da quel rumore di qualcosa che tocca terra molto peggio di quanto dovrebbe.
Matteo si è chinato immediatamente. La faccia, quando si è rialzato, era cambiata parecchio.
Non so su quale angolo sia caduto e non saprei spiegare come abbia fatto a danneggiarsi così. So che l’ho visto crepato.
Ha provato ad accenderlo.
Niente.
Lo teneva in mano e continuava a controllarlo, mentre noi eravamo ancora negli stessi posti da cui avevamo assistito alla presentazione dei materiali.
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