Il vicinato è da sempre lo stesso palcoscenico: scorci, pettegolezzi, bottiglie di vino scambiate sul pianerottolo. Ci conosciamo da tempo, ma non abbastanza da prevedere quando una battuta diventa una botta.
Arriva lei — signora sull’ottantina, arzilla, cappellino e borsetta come se uscisse per il mercato — e saluta il mio compagno come fa con tutti: «Ciao, come stai? Tutto bene?» Poi si volta verso di me, sorride quel sorriso che taglia come una lametta e mi spara la frase: «Ma sei incinta o sei ingrassata?»
Sento il sangue salirmi alle tempie, il mondo si restringe fino a contenere solo la sua bocca, le sue parole, il rumore del mio respiro. Vorrei afferrare la sua borsetta e lanciare un rimprovero che la faccia arrossire per un mese intero. Invece, come una stupida, rispondo secca: «No, non sono incinta». Il tono? Glaciale. La mia voce è una mannaia. Credo di averla uccisa sul posto: quello sguardo si spegne, si scusa goffamente e si allontana con passo veloce, come chi ha capito di aver superato il limite.
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