L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato, vicini incivili

La perdita di olio

Il mio vicino, 86 anni più o meno, possiede una Fiat Tipo del 1993, una di quelle auto che ormai non sono più semplicemente mezzi di trasporto, ma reperti archeologici su quattro ruote. La ama, la difende, la venera. Peccato solo che perda olio come se fosse un frantoio ambulante.

Ma lui no.
Secondo lui non perde nulla.

È tirchio come pochi, di quelli che anche davanti all’evidenza materiale riescono a sviluppare una teoria alternativa della realtà. E quella maledetta perdita, inutile dirlo, non la sistemerà mai. Mai. Per principio, per orgoglio, per fede incrollabile nel fatto che “finché cammina, va bene così”.

Nel tempo, l’olio ha cominciato a fare quello che l’olio fa meglio: colare, espandersi, insinuarsi. Ha disegnato mappe astratte sull’ingresso dei garage, una sorta di arte contemporanea non richiesta. Chiazze scure, lucide, sempre più grandi. Ogni giorno una nuova pennellata.

L’amministratore lo ha richiamato più volte. Con calma, poi con fermezza, poi con quella stanchezza tipica di chi sa già che sta parlando al vento. Gli ha spiegato che il pavimento si stava rovinando, che il problema andava risolto, che l’auto andava riparata.

Ecco un altro VDI:   Il sacco nero e il sentiero oscuro

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