Le spiegai che il giorno prima non ero in casa e che nel mio appartamento non c’era nessuno.
Pensavo che la risposta avrebbe chiuso la questione. Invece lei mi guardò con l’espressione di chi aveva appena trovato la prova decisiva.
“Sicuramente era uno che cercava te. Magari aspettava che tornassi.”
In pochi secondi quell’uomo era passato dall’essere uno sconosciuto entrato forse per caso a una mia conoscenza poco raccomandabile appostata nell’androne.
“Guardi che io non frequento tizi con la faccia strana. E le persone che vengono a casa mia arrivano quando ci sono, non entrano nel palazzo ad aspettarmi senza avvisare.”
Non sapevo nemmeno chi fosse quell’uomo, se fosse davvero sospetto o semplicemente un corriere, un tecnico o l’ospite di qualcun altro. Lei, però, aveva già stabilito che fosse lì per me.
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