Un giorno la vicina mi vide per strada e cominciò a urlare:
“Silvia!”
Io continuai a camminare, per il semplice motivo che non mi chiamo Silvia. Probabilmente aveva scelto un nome a caso sperando che, prima o poi, mi girassi.
Visto che non reagivo, mi raggiunse e mi toccò un braccio.
“Ieri pomeriggio c’era un uomo nell’androne. Un tizio con una faccia strana, poco raccomandabile.”
La guardai cercando di capire perché fosse venuta a raccontarlo proprio a me.
“Sicuramente ha trovato il portone aperto”, continuò. “Perché di noi non è stato nessuno ad aprire.”
Con “noi” intendeva lei e gli altri tre vicini. Evidentemente aveva già svolto le indagini, raccolto le testimonianze e ristretto la lista dei sospettati.
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