In realtà, appena finiscono le urla, le bambine accendono la televisione con i cartoni animati a tutto volume. Il padre, invece, comincia le videochiamate con i parenti, sempre con lo stesso tono da esibizione lirica utilizzato durante la mattina.
La casa quindi non diventa silenziosa: cambia soltanto programmazione.
Io adoro i bambini, lo giuro. So che due bambine piccole corrono, giocano, piangono e fanno cadere oggetti. Il problema non sono loro, ma gli adulti che trasformano qualsiasi momento della giornata in una gara a chi produce più rumore e poi urlano alle figlie per aver imparato esattamente lo stesso comportamento.
Essere rimasta a casa senza lavoro rende tutto più pesante, perché non ho neppure quelle ore fuori casa che prima mi permettevano di ignorare buona parte dello spettacolo. Adesso conosco l’intero palinsesto: sveglia alle sei, concerto delle sette, telefonate delle nove, rave sulle scale, crisi pomeridiana, guerra della cena e cartoni animati prima di dormire.
La cosa che ancora non riesco a superare, però, è successa quest’estate.
I miei cani avevano abbaiato e i vicini del piano di sopra si erano lamentati del rumore.
Non sostengo che i cani debbano disturbare gli altri e, se abbaiano troppo, è giusto intervenire. Ma la protesta arrivava da una famiglia che comincia a saltare alle sei del mattino e termina le videochiamate quasi a mezzanotte, passando per musica, porte sbattute, litigi coniugali e urla dalla finestra.
Da allora, quando uno dei miei cani abbaia una volta, lo richiamo subito.
Non vorrei disturbare Pavarotti mentre è al telefono.
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