Ho chiesto al vicino di smetterla di urlare all’una di notte e lui, per una settimana, ha parlato di me al telefono. Il telefono era la sua mano. Paolo, dall’altra parte, non l’ho mai sentito rispondere.
Abitavo in un palazzo circondato da altri edifici, tutti molto vicini. Davanti alla finestra della mia cameretta c’era il terrazzo di un uomo sui quarantacinque o cinquant’anni che viveva con la madre.
Quel terrazzo era il posto da cui comunicava con il mondo. Bastava una cosa qualsiasi e usciva a gridare. Io ero abbastanza vicino da sentire tutto, anche quando avrei preferito non sapere nemmeno se fosse in casa.
La domenica c’era il calcio.
Correva avanti e indietro sul terrazzo urlando “Forza Roma!” e “Goooool!” per tutta la partita. Anche quando la Roma non giocava.
All’inizio cercavo di capire cosa stesse guardando. Poi ho rinunciato: il tifo arrivava comunque e io chiudevo la finestra.
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