A mezzogiorno stavo uscendo per andare a prendere mia figlia dai miei genitori. Avevo con me i miei due collie, che porto volentieri nel loro grande giardino per farli correre. Al cancello incontro la madre della vicina, che prima squadra me, poi fissa i cani e infine assume l’espressione di chi ha appena scoperto un allevamento clandestino nel mio salotto.
“Ma tiento quele do bestie enormi in casa?”
“Buongiorno anche a lei, signora. Sì, sono i miei cani.”
“Eh, ma i fa spussa. Dopo non podaremo gnanca verxere la porta dea camera da leto. E po’ i va in balcon a far i bisogni.”
In pratica, secondo lei i cani avrebbero puzzato, impedito a sua figlia di aprire la portafinestra della camera e trasformato il mio balcone in una latrina. Peccato che vivano con me già da due mesi e che lei se ne fosse accorta soltanto in quel momento.
“Se li ha notati oggi, forse tutto questo fastidio non lo danno. Inoltre non vanno sui balconi e in casa stanno quasi sempre al piano superiore.”
Avrei potuto fermarmi lì, ma ho aggiunto che preferiscono stare in mansarda anche perché sua figlia parla al telefono a volume altissimo dalla mattina fino a notte fonda.
Lei ha ignorato il dettaglio.
“E dopo i sporca le scale.”
“Prendiamo l’ascensore.”
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