A quel punto ho perso la pazienza e sono passata anch’io al dialetto, perché certe cose, quando ti girano davvero, rendono meglio.
“Visto che ela gnanca la sta qui e i cani no ghe dà fastidio a so fiola, la g’ha poco da dire. Se i desse fastidio, sua figlia gavaria già ciamà tutti i vicini e l’amministratore. E se la g’ha proprio voja de rimproverare qualcheduni, la diga a so fiola de tasere ogni tanto, che xe tredese ani che sopporto le so ciacole urlando al telefono.”
Mi sono voltata per andarmene, ma lei ha voluto avere l’ultima parola.
“Par mi no te pol tegnerli in casa. Toremo provedimenti.”
Le ho risposto che, per quanto mi riguardava, poteva anche andare a quel paese, usando però una versione dialettale molto meno elegante.
Anni fa un altro vicino mi aveva minacciata di azioni legali perché non voleva il mio cane nel palazzo. Mi ero spaventata e avevo ceduto, ma questa volta mi sono informata e non ho intenzione di mandare via due animali che non disturbano nessuno. I cani non accedono al balcone confinante, fuori sono sempre con me e in casa ho persino una telecamera per controllarli quando restano soli.
Adesso aspetto i famosi “provvedimenti”. Nel frattempo i collie continuano a vivere tranquilli in mansarda e la madre della vicina, che non abita nemmeno qui, continua a sorvegliare il mio balcone come se fosse una frontiera internazionale.
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