Il vicino da incubo non abita nemmeno nel mio palazzo.
Abita in quello di fronte.
Purtroppo il suo balcone è praticamente allineato con la mia finestra che, nei mesi caldi, resta quasi sempre aperta.
Vorrei farmi gli affari miei, davvero.
Il problema è che quest’uomo vive come se avesse sempre un microfono addosso.
Ha due figli, una bambina di circa quattro anni e un maschietto che frequenta le elementari. Lui e la moglie passano le giornate a urlare, soprattutto contro il figlio più grande, per qualsiasi cosa faccia.
O non faccia.
A volte mi sembra che venga rimproverato persino per respirare.
Il bambino ovviamente reagisce male, piange, urla disperato e ha delle crisi talmente forti che sembra di averlo in salotto invece che in un altro edificio.
Dopo mesi passati ad ascoltare involontariamente questa situazione, io e il mio coinquilino abbiamo finito per imparare il suo nome.
Non perché siamo impiccioni.
Perché lo sentiamo gridare da mattina a sera, quasi sempre accompagnato da rimproveri, porte sbattute e pianti.
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