Proprio in quel momento lui si affaccia tranquillamente dalla porta di casa.
“Ah, è arrivata? Era un po’ che l’aspettavo. Stavo quasi per uscire a fare le mie commissioni.”
Quindi era in casa. Era sveglio. Sapeva che l’infermiera doveva arrivare e, a quanto pare, la stava persino aspettando.
Gli mancava soltanto quel piccolo passaggio intermedio che consiste nell’aprire la porta quando la persona attesa suona il campanello quattrocento volte.
Questo è soltanto uno degli innumerevoli episodi che lo riguardano. Potrei raccontare per anni ciò che ha combinato e continua a combinare quotidianamente.
Tra l’altro non è il vicino da incubo soltanto per noi. Riesce a coinvolgere anche tutte le persone che abitano attorno, creando situazioni assurde e facendo spesso passare noi per quelli problematici, nonostante siamo raramente in casa e cerchiamo di non disturbare nessuno.
Magari prima o poi racconterò anche gli altri aneddoti. Per ora mi limito a sperare che, la prossima volta che aspetta qualcuno, si ricordi che il campanello non è soltanto un allarme per il piano di sotto. Serve anche ad avvisare lui.
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