L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

Licantropo

Ieri sera, ore 23.30 circa. Silenzio totale nel quartiere, quel silenzio denso che ti fa sentire anche lo spostamento dell’aria. E poi, all’improvviso, un ululato.
Sì, ululare. Non un cane che abbaia, non un gatto che soffia. Proprio un ululato, lungo, profondo, di quelli che ti aspetti di sentire in un bosco con la luna piena, non in mezzo a villette e lampioni.

Partono immediate le madonne in modalità automatica: “Chi min… si è messo un canile in casa da ieri a oggi?” Il pensiero vola subito a quella villa a 50 metri in linea d’aria, quella con il giardino enorme e i lavori interminabili, che magari oltre alla piscina hanno deciso di metterci dentro anche due lupi cecoslovacchi per fare scena.

Però, dopo i primi secondi, qualcosa non torna. L’ululato è troppo vicino, e soprattutto è… strano. Non è l’ululato di un cane, non è nemmeno quello di un animale vero: sembra quasi… imitato. Come se qualcuno stesse giocando a fare il lupo.

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