L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

L’esperienza dell’admin – Parte 2: le madonne che risolvono tutto

Immaginate un continuo vociare dal piano di sotto. Di sotto, non di sopra. Bambini urlanti, donne urlanti al seguito, uomini che conversano a volumi altissimi e rigorosamente col vivavoce quando stanno al telefono. Tutto il giorno, e nessuna tregua fino alla notte. Bene, questa è la situazione in cui mi sono ritrovato quando ho cambiato casa.

Roma

Roma è una città meravigliosa, e altrettanto meravigliosi sono i costi degli affitti. Te ne fai una ragione e cerchi una stanza con un prezzo che sia un compromesso tra non cedere entrambi i reni (solo uno) e non ritrovarti al di fuori del raccordo. Bene, capiti in una zona che non dista troppo dal centro ma che non è manco un campo da calcio abbandonato riadattato a baraccopoli. Sei un palazzo con tutte le unità ammucchiate, ma pensi che se ci vivono altre persone allora puoi starci anche tu.

Appartamento modesto, non all’ultimo grido ma nemmeno uno scantinato che ha fatto l’upgrade. Una zona pittoresca e nominata per la sua caratteristica zona pedonale, dalla quale per fortuna sei a debita distanza per evitare gli schiamazzi notturni. Nel canone è tutto compreso, dunque sei tranquillo. Fino a quando arriva la notte. Prima notte: schiamazzi dall’appartamento di sotto. Una confusione quasi delirante, ma pensi che essendo un sabato ci sia una grande adunata di famiglia. Sopporti, tappi nelle orecchie (nel mio caso cuffie con brown noise per isolarmi dal resto del mondo), e Morfeo vie’ qua che te pijo pe’ ‘e corna. Seconda notte, stesso discorso. Schiamazzi. Urla incessanti fino alle 4 del mattino. Sopporti, si stancheranno.

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Non si stancano manco per il cazzo

Inizi a chiederti quante anime ci siano nell’appartamento, giochi a distinguere le voci: 9, circa. Tutte urlanti. Quando si piazzano proprio sotto la tua camera ti sembra che siano proprio nella tua stanza con la loro voce di merda. Sono le 2, non smettono. Scendi da loro in pigiama, bussi, suoni il campanello. Non rispondono, di colpo cala il silenzio. Bussi, suoni. Silenzio. Allora usi la voce: “Per favore, sono le 2 e vorrei dormire. Grazie”. Ritorni su e finalmente dormi.

Pace per qualche giorno. Alle 22 rigorosamente smettono e pensi che siano persone civili. Manco per il cazzo di Danny D. Passa una settimana e questi stronzi ricominciano. Ripeti il rituale: non aprono né rispondono. Fanno gli gnorri e l’indomani chiami l’amministratore: “Ci mando una lettera, se non la smettono le conviene fare un esposto in Questura”. Mado’ l’ispettore Callaghan devo chiamare?

Calma apparente

Improvvisamente tutto tace per settimane. “Hanno ricevuto la lettera”, pensi, e sei felice. Invece manco per il cazzo di Nacho Vidal. Dalle 6 alle 4 urla e caos, di nuovo. Ma questi dormono o pippano coca mannaggia al Carlo? I tappi non funzionano, il brown noise viene bucato dalle loro grida disumane.

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“So’ deji zozzoni”, mi dice la dirimpettaia una mattina. “Una vorta a quaa stronza daa signora je stavo pe’ mena’, ma che se fa così?”. Beh oddio, menare giammai. Li becco sulle scale: “Signori, per favore la notte almeno… “, e questi mi ignorano, parlano tra loro mentre io cerco di insinuarmi nel loro discorso: “Scusate?!”. Niente, parlano tra loro e io non esisto.

Le madonne

Ore 22:30, a volumi contenutissimi partecipavo a una streamata online ma gli interlocutori sentivano le urla degli stronzi di sotto. Eh, no. Disattivo l’audio della diretta e inizio a pestare i piedi violentemente sul pavimento.

“Avete rotto il cazzo porco***o mo’ scenno e ve sfonno po**ama**nna”

Silenzio. L’avranno capita? No, sono solo usciti sul pianerottolo per litigare tra loro a volumi altissimi. Esco anche io e ripeto quanto sopra. Dopo il bestemmione tentano di replicare, ma io: “Statte zitto! Zitto te devi sta’! Porco***o”.

Non si sentono più da un mese. La dirimpettaia, che è anziana e sola, mi ha ringraziato.

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