L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

Le nespole maledette

Sul retro della casa avevamo due recinti con cinque cani. Uno di loro era un maschio di circa trenta chili, molto aggressivo con gli estranei. Il proprietario lo sapeva perfettamente e sapeva anche che nessuno avrebbe dovuto aprire quei recinti senza la nostra presenza.

Un giorno, mentre eravamo a fare la spesa a mezz’ora da casa, il vicino decise che doveva raccogliere alcune nespole da un albero che si trovava proprio dentro uno dei recinti. Invece di telefonarci, aspettare il nostro rientro o chiederci di accompagnarlo, entrò nuovamente nel cortile e aprì il cancello dietro al quale si trovavano tutti e cinque i cani.

Ancora non so quale santo abbia deciso di intervenire, ma il cane più aggressivo si limitò a morderlo a un polpaccio. Poi lui e gli altri quattro, una volta liberi, notarono a una trentina di metri cinquanta galline e non so quanti conigli del proprietario, custoditi dentro un magnifico recinto alto circa cinquanta centimetri.

Per cinque cani di quella taglia non era esattamente una barriera invalicabile.

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Ricevemmo una telefonata dal vicino e tornammo a casa di corsa. Quello che trovammo sembrava la scena di una strage sulla neve: piume e sangue ovunque, galline e conigli uccisi, i nostri cani tranquillamente sdraiati accanto alle loro prede e il proprietario con i pantaloni sollevati, impegnato a mostrare il buco sul polpaccio a tutti gli altri vicini.

Noi, non sapendo come fossero usciti, eravamo mortificati. Pensammo che il chiavistello avesse ceduto, ci scusammo e chiedemmo immediatamente quanto dovessimo pagare per gli animali. Lui domandò mille euro, continuando nel frattempo a indicare la ferita e a ripetere che i nostri cani erano degli assassini.

Gli dicemmo che avremmo provveduto entro un paio di giorni.

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