L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

Le minacce dagli abusivi

Mi sono trasferita in questa nuova casa dopo la laurea.

Sembrava una casa perfetta: quarto e ultimo piano, un solo coinquilino, 2 camere, un salottino, una cucina e un bagno. Solo dopo aver firmato il contratto, la padrona di casa si prende la briga di avvisare che sia al secondo che al terzo piano due famiglie Rom, si erano infiltrate in 2 appartamenti occupandoli abusivamente.

Da lì la costante paura di essere in qualche modo oggetto di attenzioni da parte loro mi portava a non fare il minimo rumore nelle scale soprattutto quando passavo avanti le “loro abitazioni”. Gli altri vicini mi avevano infatti detto che erano un po’ “particolari” nei modi. L’idea precisa di quel che intendevano l’ho avuta un giorno d’estate che ho avuto la brillante idea di pulire il balcone dopo l’intervento del tecnico della caldaia. Tra il suo intervento di manutenzione e pulizia dell’impianto e le visite dei piccioni che sostavano spesso sulla ringhiera, il pavimento era talmente sporco che oltre alla scopa ho pensato di passare anche lo straccio per terra per pulire meglio. Vorrei aggiungere che la poca acqua usata l’ho fatta colare nello scolo apposito presente lungo la parete dell’appartamento. Per intenderci, quella canalina che evita che l’ultimo piano si allaghi in caso di pioggia e che si raccorda alla canalina del tetto.

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Per evitare disagi ai vicini ci ho messo la massima attenzione. Dopo l’ultima passata lascio lo straccio sulla ringhiera così da farlo asciugare al sole di mezzogiorno e portarlo dentro asciutto. Come sia possibile che un po’ di acqua (pulita) sia gocciolata sul balcone della casa occupata al piano di sotto rimarrà un mistero, dato che il panno era piegato verso l’interno del balcone. Nel giro di 2 minuti mi sento bussare la porta d’ingresso. Apro con il catenaccio dato che nessuno si è annunciato ed io ero sola in casa. Davanti a me si palesano 2 armadi si sesso femminile che mi squadrano da capo a piedi con la faccia torva, mi fanno segno di no con il dito e dicono che la prossima volta me l’avrebbero fatta pagare. Non ho più avuto il coraggio neppure di uscire in balcone.

Neppure qualche mese dopo ho cambiato casa per la paura, dato che un giorno mi hanno salutato con nome e cognome (e nel palazzo non ho fatto presentazione ufficiale con nessuno).

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