Gli andai incontro e cominciai a urlare a mia volta:
“Se ti dà fastidio qualsiasi rumore, vai a vivere su una cazzo di isola deserta e smettila di scassare la minchia al prossimo!”
Lui non mi aveva mai visto prima, perché avevo acquistato il garage da poco. Quando si accorse che stavo avanzando verso di lui, abbassò leggermente il tono.
Nel frattempo, attirati dalla discussione, uscirono anche i miei due compagni di squadra. Per rendere l’idea, il più piccolo dei due era alto un metro e ottanta e pesava circa centodieci chili.
Il vicino era partito dalla cima della rampa urlando: “Mi avete rotto i coglioni!”
Arrivato davanti a noi, guardò prima me, poi i miei amici e cambiò improvvisamente registro:
“Vabbè, ragazzi, mi dovete scusare… non volevo urlarvi contro. Vi va un aperitivo al bar qui vicino? Offro io.”
In pochi metri di rampa era passato dalla dichiarazione di guerra all’invito per lo spritz.
Sono trascorsi circa sei anni da quel pomeriggio. Da allora posso accendere la moto quando mi serve, naturalmente in orari civili, senza che nessuno scenda a insultarmi.
Il vicino non si è più lamentato e l’amministratore non mi ha mai più telefonato.
L’aperitivo, però, non ce l’ha mai offerto.
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