Primi giorni d’autunno, l’estate è finita da poco e, insieme a lei, è finita anche la relazione con l’uomo che credevo mi amasse.

Sono sola in casa, sotto il piumone tirato fuori soltanto da qualche giorno perché la sera le temperature hanno iniziato ad abbassarsi, fuori è ancora buio e, per una volta, il mattino seguente non devo alzarmi presto, ho preso un giorno di permesso e potrei dormire quanto voglio.

Il problema è che ormai sono talmente abituata alla sveglia che il mio corpo ha deciso di ignorare completamente il concetto di giorno libero, apro gli occhi alla solita ora e non riesco più a prendere sonno, provo a girarmi, chiudo gli occhi, cerco una posizione comoda, poi tiro il piumone verso di me per godermi ancora un po’ il calduccio.

Il piumone, però, non si muove.

Qualcosa lo trattiene.

Penso di aver lasciato un cuscino ai piedi del letto oppure qualche vestito appoggiato sopra la sera prima, così sposto le gambe e sento distintamente qualcosa vicino ai piedi, qualcosa di morbido e caldo.

Nel buio allungo lentamente una mano, tocco del pelo, poi sento un verso inconfondibile:

«Miao.»

Faccio un salto come se avessi appena visto un fantasma e mi ritrovo in piedi sopra il materasso.

«Merda, c’è un gatto nel mio letto!»

Lui mi guarda, socchiude leggermente gli occhi e non si sposta di un millimetro, anzi, sembra quasi infastidito dal fatto che abbia interrotto il suo riposo.

Io, invece, sono terrorizzata, ho sempre avuto paura dei gatti e, soprattutto, so di essere allergica al loro pelo.

Almeno credo.

Scendo dal letto, afferro la prima canottiera che trovo e me la porto davanti al viso, cercando di respirare il meno possibile, mentre continuo a chiedermi da dove sia arrivato e come abbia fatto a entrare.

Le finestre sono chiuse, la porta è chiusa, non è possibile.

Poi mi viene in mente Rita.

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