L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

L’amore peloso

La mia vicina cerca il suo gatto da giorni, deve essere lui, non esistono altre spiegazioni.

Prendo il telefono, esco dalla camera e chiudo la porta a chiave, come se dall’altra parte non ci fosse un cucciolo addormentato, ma una creatura feroce pronta a divorarmi, poi, tenendo ancora la canottiera davanti al viso, chiamo Rita.

«Rita, corri, il tuo gatto è qui, vieni immediatamente a prenderlo!»

Non importa che sia mattina presto, per me è un’emergenza.

Cinque minuti dopo suona il campanello, apro la porta e Rita mi trova in pigiama, con i capelli completamente arruffati, lo sguardo terrorizzato e una canottiera sulla faccia.

Mi guarda e ridacchia.

Io non trovo nulla di divertente.

Insieme ci avviciniamo lentamente alla camera, io rimango qualche passo indietro mentre lei apre la porta.

Il gatto è ancora lì, seduto sul letto, ci guarda e miagola:

«Miao.»

Rita rimane in silenzio, osserva il gatto, poi si gira verso di me.

Io abbasso lentamente la canottiera.

Ecco un altro VDI:   vicina superstar

«Ma quello non è il mio gatto.»

Rimango impietrita.

«No… cosa stai dicendo? E allora di chi è?»

Lei si avvicina e lo osserva meglio.

«Non ne ho idea, ma quello è un cucciolo, il mio è completamente diverso.»

Guardo il gatto, il gatto guarda me, poi torno a guardare Rita.

«Lo porti via tu?»

La mia non era una domanda, era una supplica.

«Sarà di qualche altro vicino, prova a mettere degli annunci, poi bisogna portarlo dal veterinario e controllare se ha il microchip, se vuoi ti presto il trasportino, però io tra poco devo andare al lavoro.»

Nel frattempo mi accorgo di essermi avvicinata senza la canottiera davanti alla faccia, faccio qualche passo indietro, la rimetto, poi la tolgo e infine la rimetto ancora, senza sapere nemmeno io cosa stessi facendo.

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