La mia nuova vicina dirimpettaia, nel condominio di fronte al mio (cortile in mezzo, distanza perfetta perché la voce rimbalzi come in un anfiteatro), è arrivata da meno di un mese.
E in meno di un mese è riuscita nell’impresa titanica: far salire il sangue al cervello agli abitanti di almeno otto appartamenti. Sopra, sotto, di fianco e pure di fronte. Un record olimpico di rottura di cogli**i.
Il suo superpotere? La voce.
Stridula, acuta, capace di attraversare vetri chiusi, tende tirate e anche le cuffiette col volume al massimo.
Grazie a questa dote naturale, noi tutti ormai conosciamo vita, morte e miracoli della signora. Più che vicina, ormai è una serie TV a puntate: “Le confessioni della dirimpettaia”.
Le sue abitudini poi aiutano.
Primo esempio: il karaoke. Ore 22:30, quando uno spera di buttarsi sul divano o andare a dormire, lei esce in terrazza con un amico e parte lo show. Non una canzone romantica, non un pezzo leggero: roba allegra come frustate sulle palle. E intonazione da far bestemmiare pure Bocelli.
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