Estate 2019.
Vivevo in un paesino di 150 anime. In inverno sembrava un borgo fantasma: stradine deserte, finestre chiuse, luci spente. Io ero praticamente l’unica residente fissa, e vi giuro che non avevo vicini. Il silenzio regnava sovrano, e tutto sommato non era male.
Poi arrivava l’estate. Con l’arrivo dei proprietari delle case vacanza, il paesino cambiava volto: da oasi di pace a bolgia infernale. Ogni cortile diventava una griglia, ogni balcone un palco, ogni pomeriggio un sottofondo di urla, bambini, canzoni a volume da concerto. E, ovviamente, tra tutti, spiccava lui: il mio vicino infame.
Una sera di luglio, diluvio universale. Avevamo passato la giornata al mare e siamo rientrati a casa verso le otto di sera, bagnati e infreddoliti. Già pregustavo la doccia calda e una cena tranquilla.
Invece… sorpresa!
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