E qui arriva il dettaglio succulento: il signore lavorava in Comune, al catasto.
E adesso ci lavora pure la figlia, che ne ha ereditato ruolo, potere e — a detta di mio padre — un carattere peggiore.
Capite bene che, quando il guardiano della porta è lo stesso che non vuole farti entrare, la partita è truccata in partenza.
Bloccano, rimandano, archiviano.
Da trent’anni.
E tutto, molto probabilmente, per puro rosico: il fratello non gli aveva voluto svendere il lotto, e lui, come nelle migliori vendette lente, ha deciso che noi su quel terreno non ci avremmo mai costruito nulla.
E infatti… sono trent’anni che paghiamo per un pezzo di terra dove non si può fare una beata fava.
La strada “da fare” è ormai leggenda urbana.
Si dice che esista un progetto.
Si dice che sia tutto approvato.
Si dice che partirà presto.
Si dice da trent’anni.
Mio padre, esasperato, ha cominciato a dire che, se proprio non si sblocca nulla, vende il terreno agli zingari.
Che ci facciano un bel campo rom, così, giusto per vedere la faccia della signora quando scopre di avere per vicini roulotte, barbecue e musica fino alle tre di notte.
E a quel punto, la strada, la faranno di corsa.
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