Il vicino del piano di sotto continua imperterrito.
E, a questo punto, io penso che finirà a rissa.
Non con me — almeno spero — ma con il poveraccio che vive accanto a lui.
Che, per la cronaca, è pure un padre single.
Uno che già di suo ha abbastanza da fare, tra lavoro, figlio e bollette, senza che un energumeno gli martelli la parete come un fabbro ubriaco.
Da qualche giorno sentivo battere.
Non un ticchettio.
Non un rumore da “ops, mi è caduto un libro”.
No.
Botte.
Colpi secchi, forti, che risuonavano come se qualcuno stesse cercando di sfondare un muro a mani nude.
Il tutto sembrava venire da sotto.
All’inizio, lo ammetto, non ci ho dato troppo peso.
Rumori ce ne sono sempre.
“Capita,” mi sono detto.
Poi però, ieri sera, ho guardato l’orologio.
Erano le 22.
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