L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

la stanza da letto

Abito in una palazzina tranquilla, tutto sommato. Dieci famiglie, parcheggi interni, ognuno ha il suo posto assegnato. Io sono uno preciso. Quando rientro la sera, metto l’auto dritta, dentro le righe, e spengo il motore. Niente clacson, niente radio alta, niente sgommate. Una vita regolare.

L’altro giorno, scendo come tutte le mattine, infilo la chiave nella portiera, salgo, metto la cintura, respiro. Poi sento una voce dietro.

È la mia vicina del secondo piano, quella che ha la camera da letto proprio sopra i parcheggi interni. Una signora sui cinquantacinque, sempre con la vestaglia stirata e il viso da chi tiene il controllo su tutto e tutti.
Mi fa:
“Scusa, ma… una cortesia… sarebbe possibile, per le prossime volte, se magari… invece di accendere l’auto qui sotto… potessi spingerla a mano fuori dal cortile e accenderla in strada?”

All’inizio pensavo stesse scherzando. Ho fatto quel sorriso da “ah-ah, simpatica”, ma lei no. Seria come un impiegato dell’anagrafe.
“È che al mattino presto, anche solo il rumore dell’accensione… mi sveglia. Ho il sonno leggero.”

Ecco un altro VDI:   Vicini furbetti

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