Con il tempo i ragazzi sono cresciuti, hanno smesso di giocare continuamente fuori e anche il cane si è finalmente dato una calmata. Pensavo che la vicina avrebbe sentito la mancanza del suo principale argomento di protesta, ma nel frattempo arrivò una nuova occasione.
I proprietari della casa utilizzata soltanto d’estate decisero di trasferirsi lì per un lungo periodo insieme alle rispettive famiglie. La casa era molto grande e improvvisamente il giardino si riempì di persone.
Erano tanti e, naturalmente, i rumori non mancavano: musica, chiacchiere, pranzi e cene all’aperto, bambini e continue riunioni familiari. Molto più rumore di quello che avevano mai fatto i miei figli.
Aspettai fiduciosa l’intervento della sentinella del quartiere.
Passò un giorno e non disse nulla. Poi un altro. Nessuna finestra spalancata, nessun richiamo e soprattutto nessuna cipolla volante.
A un certo punto chiesi a un’altra vicina:
“Ma come mai, proprio adesso che servirebbe, non è ancora andata a lamentarsi?”
Lei mi guardò sorpresa.
“Ah, non lo sai? Ha avuto un esaurimento ed è chiusa in casa.”
Ecco, con tutto il rispetto possibile per il suo momento difficile, non l’ho trovato corretto.
Dopo aver trascorso anni a rompere le palle a noi per due bambini che giocavano nel proprio giardino, poteva almeno aspettare di lamentarsi anche con loro. Una questione di semplice parità di trattamento.
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