Ho trascorso i primi anni di vita dei miei figli a litigare con questa donna. Non sopportava che giocassero in giardino, nonostante fosse il nostro giardino, all’interno della nostra proprietà e appartenente a quella casa per la quale ogni mese ci dissanguavamo pagando il mutuo.
Ogni gioco diventava rumore, ogni risata un disturbo e ogni pomeriggio all’aperto un’occasione per affacciarsi e protestare.
“Questi bambini fanno troppo casino!”
“Sono nel loro giardino e stanno giocando.”
“Ma devono proprio giocare qui?”
No, evidentemente avremmo dovuto mandarli a giocare in autostrada per preservare la quiete del vicinato.
Tra richiami, urla e avvertimenti non richiesti, siamo andati avanti per anni. Come se non bastasse avevamo anche un cane, un quadrupede piuttosto deficiente che all’epoca abbaiava persino alle formiche.
La soluzione escogitata dalla vicina consisteva nel lanciargli cipolle dalla finestra per farlo smettere.
Non funzionava, naturalmente. Il cane continuava ad abbaiare e noi, oltre al rumore, dovevamo raccogliere cipolle dal giardino.
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