L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

La regina di Gomorra

Dopo aver lasciato il mio ex, invece di cercare un posto tranquillo in cui ricominciare, andai a vivere a “Palazzo Gomorra”: un ecomostro di cemento armato che sembrava impastato a bocchini e bustarelle, abitato da ottanta vicini da incubo e governato da una sola, indiscussa sovrana.

Lei si chiamava Samantah.

L’appartamento che mi propose era veramente malconcio. Prima di me ci avevano vissuto cinque professioniste dei trattamenti benessere con finale liberatorio e idilliaco, perciò concordammo una soluzione: io mi sarei occupato di ripulire e igienizzare tutto, mentre lei mi avrebbe riconosciuto un bonus equivalente a tre mesi di affitto.

Accettai. Avevo appena chiuso una relazione importante, desideravo soltanto ricominciare e, in quel momento, persino quell’appartamento disastrato mi sembrò una buona idea.

Palazzo Gomorra, però, non era un normale condominio. Era una specie di ecosistema autosufficiente popolato dalla più variegata umanità: pregiudicati ai domiciliari, venditori al dettaglio di sostanze per la felicità indotta, professioniste del benessere a trecentosessanta gradi ma soprattutto a novanta, famiglie perennemente in guerra e individui che sembravano usciti da un casting particolarmente severo.

Ecco un altro VDI:   piano terra

In mezzo a tutti loro c’era Samantah, proprietaria dell’intero palazzo e amministratrice del caos, che per via dei suoi abiti eccentrici e del suo personalissimo linguaggio avevo soprannominato “Occhiosa Ntrinseca”.

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