E hanno capito.
Quella notte, per la prima volta, silenzio… o quasi. Si sono organizzati a turni: uno di loro sempre in cortile, a calmare i cani appena iniziavano ad abbaiare. Non era perfetto, ma era umano. Era già qualcosa.
Sono andati avanti così per qualche giorno. Li vedevo, stravolti, con le occhiaie, seduti su sedie di plastica nel cortile, a cercare di zittire cani che non erano nemmeno i loro. A un certo punto la stanchezza ha fatto quello che la pazienza non aveva fatto prima.
Hanno smesso.
Niente più pensione improvvisata. Niente più notti infernali. Il cortile è tornato silenzioso, quasi irreale dopo tutto quel caos.
E io, per la prima volta dopo giorni, ho dormito. Non bene — ci è voluto un po’ per fidarmi del silenzio — ma abbastanza da ricordarmi quanto possa essere prezioso.
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