Abito in un palazzo che si trova in una strada chiusa, una di quelle vie che finiscono senza sbocco e che, almeno sulla carta, dovrebbero essere tranquille, quasi privilegiate. Immaginate di percorrerla tutta e di arrivare in fondo: vi trovate davanti una piccola piazzetta con tre palazzi disposti attorno, uno spazio raccolto dove, teoricamente, ci si dovrebbe sentire al riparo dal caos.
In questa piazzetta è possibile parcheggiare gratuitamente. Ed è proprio qui che iniziano i problemi.
Davanti a uno dei palazzi ci sono quattro parcheggi segnati con delle linee gialle. Non sono ufficiali, non risultano assegnati, non hanno alcun valore legale. Sono semplicemente delle linee disegnate da qualcuno, con l’evidente intento di far credere che quei posti siano privati. E la cosa più assurda è che, nel tempo, questa finzione è diventata quasi una regola non scritta.
Tutti sanno che non sono parcheggi riservati.
Tutti sanno anche che, se provi a parcheggiare lì, rischi di ritrovarti la macchina rigata, o comunque vittima di qualche dispetto.
Nessuno sa con certezza chi sia il responsabile. O meglio: nessuno lo dice apertamente.
Io però un sospetto ce l’ho.
Due settimane fa ho deciso di parcheggiare proprio in uno di quei posti. Dovevo rimanere in casa un’ora scarsa, niente di che. E considerando che trovare parcheggio dove abito io è praticamente un miraggio, ho deciso di fregarmene. Ho pensato: “Per così poco tempo, in piena mattinata, non succederà nulla”.
Un’ora dopo scendo.
Il guardiano del parcheggio
Lascia una risposta