Per un po’ sembrò finita lì.
Poi intervenne la moglie del fratello.
Una donna che non aveva mai nutrito grande simpatia per mio zio e che iniziò a sostenere che il terreno fosse stato venduto a un prezzo troppo basso.
Secondo lei mio zio era troppo buono, troppo accondiscendente e si lasciava sempre fregare da chiunque.
La sua protesta però non si limitò alle parole.
Con l’intenzione di prenderlo in giro acquistò un enorme asino elettronico di peluche, alto più di un metro, uno di quelli che muovevano la testa avanti e indietro ragliando e ripetendo continuamente il proprio assenso.
L’animale venne sistemato strategicamente nell’androne, davanti alla loro porta ma in posizione tale da essere visto ogni giorno dai miei zii quando entravano o uscivano di casa.
Il messaggio era abbastanza chiaro.
Secondo lei quell’asino rappresentava perfettamente mio zio.
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