La sceneggiata andò avanti per parecchio tempo.
Ogni volta che i miei zii passavano dalle scale si trovavano davanti quell’enorme pupazzo che annuiva come a ricordargli quanto fosse stato, a detta della cognata, uno sciocco.
Oggi probabilmente qualcuno parlerebbe di molestie, di comportamenti vessatori o di altre definizioni più moderne.
All’epoca, invece, queste cose spesso finivano con una litigata memorabile o direttamente a mani.
Per evitare che la situazione degenerasse mio zio lasciò correre.
Non reagì.
Non fece scenate.
Non spostò nemmeno l’asino.
Ma certe ferite restano più a lungo delle discussioni.
Sono passati decenni e ancora oggi le due famiglie non si parlano e non si guardano in faccia.
Dell’asino non è rimasta traccia.
Del rancore, invece, parecchia.
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