L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

La mia radio preferita

È la stessa vicina che una mattina urlava da sola in casa:

“Auguri a tuttiiiii!”

Tra un augurio e l’altro ripartivano le canzoncine, sempre le stesse. Quella della renna la riconoscevo ormai dalle prime note, anche senza volerlo.

Adesso almeno la selezione musicale mi piace. Pensavo che questo rendesse la situazione più sopportabile. Mi sbagliavo.
 
Perché non è una questione di genere. Ascolto rock anche per addormentarmi, quando lo scelgo io e posso regolare il volume.

Qui sto cercando di lavorare. Una canzone può piacermi moltissimo e impedirmi comunque di seguire un ragionamento, se me la ritrovo addosso attraverso il muro.

Non voglio scegliere il suo palinsesto. Vorrei che potesse ascoltarlo senza trasmetterlo anche nel mio appartamento.
 
Intanto le ore passano. Io continuo a interrompermi, riprendere, controllare cosa stessi facendo prima.

E mi viene una domanda rabbiosa: il tempo che sto perdendo, chi me lo restituisce? Perché alla fine il lavoro rimane sulla mia scrivania, indipendentemente da quanti concerti abbia ospitato involontariamente casa mia.

Ecco un altro VDI:   Al VDI piace rischiare

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