L'erba del vicino non è sempre più verde

vicini incivili

La lanciatrice seriale

Storia di circa 20 anni fa, anno più anno meno.

Abitavo ancora a casa dei miei che stanno all’ultimo piano di una palazzina di 3 piani. Accanto al loro ce n’è uno di un piano più alto. All’ultimo piano di questo abitava una signora di mezza età “stramba” (dico stramba per non essere offensivo…).

Il marito e la figlia sono scappati anni fa lasciandola da sola con gatti, cani e non so quante altre bestie. Vive in condizioni d’igiene che definire precarie è farle un complimento e seppur sia molto benestante (è proprietaria e lavora in un negozio centralissimo con grandi marchi che farebbero a gara per accaparrarselo!), la casa è lasciata allo sbando più totale.

Quelli dei piani sotto al suo, cioè l’intero condominio, le hanno intentato non so quante cause ma essendo lei molto amica di uno dei più noti e famosi avvocati cittadini, ogni denuncia, lettera, diffida, ammonizione… Si tramutano in carta straccia. Conosco molto bene la persona che sta due piani sotto di lei. Le ha provate tutte spendendo un botto di soldi di avvocati. Nulla da fare. Sta donna è immune a tutto.

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Non so cosa e non so perché, un giorno prese l’abitudine di lanciare avanzi di cibo sopra il tetto di casa dei miei. Dal pane raffermo agli spaghetti, da pezzi di carne a scatolette di cibo per animali. Ovviamente tutti i volatili della zona si sono fiondati sul tetto di casa dei miei nidificando in un amen.

Ce ne accorgemmo per caso perché una mattina trovammo delle tegole per terra (tegole che cascano dal 3° piano… Se c’era un disgraziato sotto ci lasciava le penne!). Non capendo come mai e ignorando sto fatto del lancio di cibo, mandammo un operaio sul tetto per sistemare e sostituire ma scese immediatamente dicendo che il tetto era un disastro con buchi enormi e tegole tutte scombinate. Lo scherzetto ci costò un bel po’, compresa la distruzione di alcuni nidi di pennuti (non sapendo come agire facemmo tutto in modo abusivo… Metti che qualche animalista si incazza e blocca tutto!).

Restava però il mistero di come mai ‘sti animali sono piombati sul nostro tetto e come mai c’erano dei resti di cibo (ossa di bistecche!) tra le tegole. Ingenuamente pensavamo che raccogliessero le immondizie da terra e portassero tutto sopra il tetto per mangiare. Ma restava il mistero del perché proprio sul nostro tetto. E perché così all’improvviso visto che non era mai successo nulla prima di allora.

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Decisi di prendere una webcam e con un amico esperto in materia accrocchiammo il pc che registra una notte intera. Niente. Seconda notte. Niente. Finalmente alla quarta o quinta nottata di registrazioni si svela l’arcano. La signora alle 4 di mattina apre le imposte, lancia il sacco nero delle immondizia dal 4° piano (che ovviamente si “spetascia” al suolo aprendosi e liberando il contenuto) e poi letteralmente lancia un piatto di spaghetti sul tetto dei miei.

Controlla qua e là che non ci sia nessuno, apre una scatoletta di non so cosa e lancia pure quella sul tetto. Poi velocemente richiude le imposte a doppia mandata e si barrica in casa. Gli spaghetti sono preda di gabbiani e pennuti vari che con le zampe spostano nuovamente le tegole e defecano ovunque.

Stampo qualche foto e sapendo delle sue amicizie importanti lascio perdere le denunce formali. Mi fiondo nel suo negozio in centro all’ora di punta con le stampe in mano ed esordisco “Senti brutta sporca sch*fosa! Se non la smetti di lanciare la tua me*da sul tetto dei miei, giuro che salgo sul tetto, recupero lo schifo e te lo fi*co giù in g*la di f*rza con sopra le ca*ate dei gabbiani! Chiaro? Non farlo mai più!”.

E con un gesto teatrale le lancio le foto sul bancone. Prima di voltarle le spalle concludo mostrandole il cd con la registrazione delle nottate e le dico “Qua è tutto filmato. Il tuo amico avvocato XXXXX stavolta non può fare un caz*o!”. C’erano due tizie che stavano comprando dei vestiti e sono letteralmente scappate fuori dal locale, la commessa è diventata rossa paonazza e sarebbe scappata via pure lei.

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Sta signora mi guarda con un misto di imbarazzo e rabbia, abbassa lo sguardo e sussurrando mi dice “Va bene. Non lo farò più…” e raccoglie le foto mettendole sotto il banco.

Soddisfatto me ne vado. Fortunatamente la cosa non si è più ripetuta.

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