Quando arrivò alla mia porta aveva in mano un sacchettino di semi di nasturzio e una busta di plastica piena di staffe, viti e piccoli sottovasi.
“Ho letto la lettera”, disse. “Non avevo capito quanto ci tenesse.”
Non sapevo se fosse una scusa o l’inizio di un’altra discussione, così rimasi zitto.
“Ho comprato queste. Credo che possiamo sistemare i miei vasi in modo che non perdano più. E magari rinforziamo anche i suoi, visto che alcune staffe sono un po’ vecchie.”
Ammetto che la seconda osservazione mi infastidì. Le mie staffe erano lì da anni e non avevano mai dato problemi, ma lei aveva ragione: una cominciava ad arrugginirsi. Accettai.
Ci impiegammo più di un’ora. Io le tenevo i pezzi e lei mi spiegava come funzionavano le viti a espansione, poi salimmo a sistemare i suoi vasi con sottovasi più profondi e supporti rivolti verso l’interno. I due gatti ci seguirono per tutto il balcone, cercando di rubare le bustine delle viti. A un certo punto uno si sedette dentro un vaso vuoto e lei disse:
“Questo, invece, perde peli.”
Fu la prima volta che risi da quando era arrivata.
Alla fine scendemmo da me e montammo le staffe nuove. Lei mi chiese come facessi ad avere gerani così pieni e io le spiegai che il segreto non era metterci più acqua, ma capire quando fermarsi. Mi guardò e disse:
“Questa era per i gerani o per me?”
“Per tutti e due.”
Da quel giorno non è più caduta una goccia sul mio balcone. I nasturzi sono germogliati e li abbiamo divisi: metà li tengo io, metà lei. La bici elettrica continua a stare nel corridoio, quindi non posso dire che sia diventata improvvisamente la vicina perfetta, ma almeno adesso la sposta quando deve passare qualcuno.
Ogni tanto si affaccia e mi chiede se le sue piante hanno bisogno d’acqua. Io guardo il terreno da sotto e le dico di aspettare ancora un giorno.
E quando passo davanti alla sua porta, i gatti vengono a salutarmi prima di lei.
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